Tre ciuffi di case….
Tre ciuffi di case, in una stretta di Val di Bormida, formano il borgo di Dego; uno piantato su d’un colle, gli altri adagiati sulle due rive del fiume, di maniera che quello della sinistra ha metà delle case con le fondamenta nell’acque.
Le rive della Bormida
Tre ciuffi di case, in una stretta di Val di Bormida, formano il borgo di Dego; uno piantato su d’un colle, gli altri adagiati sulle due rive del fiume, di maniera che quello della sinistra ha metà delle case con le fondamenta nell’acque. Passano queste e le rispecchiano malinconiche; passa chi va per le sue faccende e non bada; ma chi ha senso delle cose vive e delle morte, coglie il paesaggio nella sua dolce quiete, né lo dimentica più.
E nei giorni della stanchezza, se desidererà vagamente uno dei luoghi veduti altra volta per andarvisi a porre in pace, quello sarà forse il borgo di Dego, forse una casa in uno di quei tre vichi, quella che sulla sinistra del fiume sorge più alta di tutto un piano sulle vicine, antica, signorile, mesta, il cui aspetto torna alla mente come la fisionomia d’una di quelle persone che, viste una volta di fuga, ci accompagnano poi, dolce ricordo e desiderio, tutta la vita.
Uno dei borghi di quella vallata, in cui per amenità di postura e pel genio allegro degli abitanti, facesse di quei tempi più bello stare, era quello di Dego, bagnato dalle acque della Bormida, che ivi scorre con curve leggiadre, all’ombra d’alti pioppi e passa sotto le volte d’un ponte angusto, gettato sopra di esse a guisa d’un patto, stretto cautamente fra quel popolo, in età di poca concordia.
Dico così perché Dego se ne sta diviso in tre vichi; dei quali due giacciono in riva all’acque, di maniera che uno d’essi pare lì per tuffarsi; mentre il terzo li soggioga dalla vetta d’un colle ronchioso e popolato di cerri. La via onde si arriva su questo, serpeggia con repentine svolte per l’erta; e sebbene non tutta a petto, è di molta fatica a salirla. Ma come uno è sulla cima si sente rinato. Piace il sito della chiesa e il campanile che si leva più alto parecchie braccia, con una cupoletta, che miracolo se il vento non se la porta via: piacciono il presbiterio e l’orto; e invoglierebbero ogni uomo d’essere prete, per vivere lassù da curato.
…nascosto dalle siepi degli orti, si ripose più oltre sulla via maestra. Quando giunse a scoprir Dego, i vichi sulle rive del torrente, il castello, il campanile, tutto parve sorridergli come ad un amico……..

Crediamo che Giuseppe Cesare Abba abbia perfettamente colto lo spirito di Dego e che la sua descrizione del luogo sia ancora rilevante ai giorni nostri. È un posto che non si dimentica facilmente e dove ci si può veramente rilassare. Tuttavia, l’intero romanzo di Abba, “Le rive della Bormida”, è un’opera che merita di essere letta perché offre degli spaccati molto belli ed interessanti del nostro paese. Il romanzo è ambientato ai tempi della guerra Franco-Austriaca, che si svolge nella nostra zona. La trama segue da vicino la storia d’amore travagliata tra Giuliano, un giovane di idee rivoluzionarie e giacobine, e Bianca, promessa sposa di un barone austriaco. Sullo sfondo delle battaglie e delle tensioni politiche, emergono le simpatie repubblicane di Giuliano, che lo portano ad essere in contrasto con i membri del clero locale, ad eccezione di un sacerdote. Le dinamiche complesse dei personaggi e le loro relazioni si sviluppano in un contesto di guerra imminente. Abba dipinge un quadro vivido e coinvolgente della vita durante quel periodo storico, mostrando sia gli affetti personali che gli eventi storici più ampi che si svolgono intorno ai protagonisti.
Abba completò la stesura del romanzo dopo essersi ritirato a Cairo Montenotte, il suo paese d’origine, dove in seguito divenne sindaco. Dedicò il libro alla madre, scomparsa poco tempo prima.
Recensioni:
“Il romanzo più noto dello scrittore Giuseppe Cesare Abba. Una storia d’amore ambientata ai tempi delle guerre napoleoniche in valle Bormida. Riferimenti reali e intreccio di grande fascino” Storytel
“Un affresco storico appassionante sullo sfondo della guerra napoleonica nelle Langhe Piemontesi” Feedbooks