Nel momento di massima attività si producevano 42.000 mattoni al giorno…
La fornace sorgeva in una piccola valle nella frazione di Bormiola ed era separata dal resto delle case e quasi addossata ad una collina di tufo azzurrognolo. Nacque nel 1878, quando fu fondata con il supporto di un prestito. Inizialmente, il processo produttivo era interamente manuale: durante l’inverno, l’argilla veniva estratta localmente, anche da profonde scavature, e ammassata in grandi cumuli per permettere che in inverno gelasse. Successivamente, una volta scongelata, veniva ridotta in polvere e resa pronta per l’utilizzo.

L’attività iniziava in aprile e proseguiva fino a settembre-ottobre. L’argilla, mescolata con acqua, veniva impastata con i piedi e con le mani, poi modellata e lasciata ad asciugare e cuocere al sole in stampi di legno rettangolari. Grazie a questo processo manuale, la fornace poteva produrre fino a 9000 mattoni pieni al giorno.
Nel 1903 furono aggiunti il forno e la ciminiera, quest’ultima originariamente alta 31 metri, ma successivamente ridotta a 18 per motivi di sicurezza. Ogni anno, tre o quattro famiglie provenienti dalla Toscana e dal Veneto venivano a lavorare nella fornace, alloggiate in piccoli “ciabot” costruiti nelle vicinanze.
Con l’introduzione delle macchine, il processo di produzione subì delle modifiche significative. Non era più necessario far gelare l’argilla: essa diventava fine grazie all’uso del laminatoio, passava poi nell’impastatrice e negli stampi, per essere infine lasciata ad asciugare sotto tettoie per almeno 8 giorni. Successivamente, veniva inserita nel forno, dove cuoceva per circa 24 ore. Il forno era dotato di due tunnel dove venivano bruciate le fascine e poteva ospitare fino a 80.000 mattoni.
Nel 1951, le fascine furono sostituite dal carbone e negli ultimi anni furono adottati oli pesanti come fonte di combustibile. Il fuoco veniva alimentato mediante l’introduzione del carbone attraverso appositi bocchettoni situati nella parte superiore del forno.
Nella fornace lavoravano circa una ventina di persone, che producevano giornalmente 24.000 mattoni del tipo 10 x 15 x 30 e 18.000 mattoni del tipo 12 x 12 x 24. Molti di loro erano studenti che impiegavano gran parte delle vacanze estive per lavorare nella fornace. Oltre ai mattoni, dalla fornace uscivano anche coppi e piastrelle per pavimento, contribuendo così alla varietà dei prodotti offerti.
I mattoni erano trasportati inizialmente su carri trainati da buoi e venivano venduti nelle zone di Merana, Spigno, Turpino. I ponti della ferrovia da S. Giuseppe ad Acqui furono costruiti tutti utilizzando mattoni prodotti a Dego e a Cairo. All’inizio i mattoni venivano pagati 20 lire ogni mille, nel 1970 erano venduti a 5-6 lire l’uno. La fornace cessò l’attività nel 1971, perchè il suo adeguamento alla tecnologia richiedeva una spesa esorbitante.