E alla fine piovevano caramelle…
Il teatrino dell’asilo, con il suo sipario rosso, il pianoforte sotto al palco, le sedie in legno, era un luogo magico, un piccolo palcoscenico che per una sera diventava per i bambini più importante di quello del festival di Sanremo.
L’atmosfera che avvolgeva la recita era sempre tesa e carica di emozioni. Ogni bambino, con il suo ruolo studiato a memoria, si preparava con la stessa intensità di un cantante prima di salire sul palco. Le maestre, vere e proprie registe di questo spettacolo infantile, distribuivano i ruoli con cura, cercando di garantire a ciascun bambino la sua fetta di visibilità senza penalizzare nessuno. La collaborazione delle famiglie era fondamentale per trovare gli abiti e gli oggetti necessari per la rappresentazione.
Nessuno si scandalizzava se durante la recita qualcuno restava senza parole per l’emozione, perché l’applauso finale era per tutti, indipendentemente dalle eventuali sbavature o confusioni di ruolo. Ogni bambino, a forza di sentirle ripetere durante il giorno e nelle prove, conosceva a memoria molte parti, e poteva succedere che per sbaglio qualcuno recitasse la parte dell’altro. Se ci si dimenticava una parte bastava guardare dietro al sipario ed arrivava il suggerimento. Le canzoni venivano intonate all’unisono, con le maestre che cercavano di dosare il volume di ogni voce per garantire un equilibrio perfetto. Non c’era spazio per la vergogna o la mortificazione, perché tutti erano incoraggiati a partecipare e a sentirsi parte di un grande coro.
I genitori, giunti al teatrino con sacchetti di caramelle in mano, contribuivano, a rendere l’atmosfera ancora più festosa, lanciando dolci al termine dello spettacolo mentre i bambini cercavano di raccoglierne il più possibile con astuzia.