Il lembo di terra che collegava l’attuale sud Italia alla terraferma
Fino al 3100 a.C.
Dego nella preistoria
Cosa sappiamo di Dego nella preistoria? Naturalmente poco. Però già a partire dall’Oligocene abbiamo dei segni.. la conoscenza del territorio di Dego nell’antichità ci proviene dalla paleontologia.
Grazie alla barriera collarina presente nel nostro paese, sappiamo che il mare un tempo ricopriva tutta la nostra zona. Durante l’Oligocene infatti l’attuale pianura padana era coperta di acqua e sì, Dego aveva il mare più vicino, proprio al contrario… La nostra zona rappresentava l’unico lembo di terra che collegava l’attuale sud Italia all’attuale Europa. Di conseguenza, le nostre zone erano luoghi di passaggio per gli animali che seguivano un itinerario obbligato attraverso i nostri monti
All’inizio dell’era quaternaria, l’uomo fece la sua comparsa sulla terra. Le tracce più evidenti della sua presenza risalgono al periodo più recente, in particolare all’epoca post-glaciale, quando la vasta estensione di ghiaccio, a causa del calo delle temperature, cominciò a sciogliersi. La terra divenne gradualmente più ospitale e adatta a accogliere sia l’uomo che gli animali.
Il periodo post-glaciale ha visto l’avvento del “quaternario recente (olocene)” caratterizzato dalla flora e fauna attuali.
Durante le prime fasi della civilizzazione umana, dal paleolitico al neolitico, dal l’età del bronzo all’età del ferro, è certa la presenza costante dell’uomo nell’attuale Val Bormida.
Nel vicino comune di Roccavignale sono stati scoperti tre dolmen e una sepoltura, mentre bracciali e altri piccoli manufatti in bronzo di epoche successive provengono da varie località della zona. Questi reperti sono attualmente conservati al “Museo delle antichità archeologiche” di Torino, testimoniando la ricca storia e la presenza umana nell’area nel corso dei millenni. Anche un’ascia di pietra levigata, recuperata nella località “Carretto”, insieme ad altri reperti paleolitici Valbormidesi sono conservati nel Museo di Archeologia Ligure a Genova Pegli come pure al Museo Ighiniano di Genova.
Nell’era neolitica, il genere umano cominciò a dedicarsi anche all’agricoltura per il suo sostentamento, prima sfruttando le colture selvatiche e poi coltivandole. Dalla Francia orientale, in particolare dalla fascia costiera, fin da epoche molto remote (circa 6000 a.C.) si spostò una popolazione che una volta occupata la Liguria si spostò sempre di più verso nord. Fra il 4.500 e il 3.000 a. C. si afferma in tutto l’arco alpino una cultura unificante delle popolazioni sparse sul territorio, denominata dei vasi a bocca quadrata: nome curioso derivato dal ritrovamento di numerosi contenitori con questa forma.
Nel neolitico i gruppi umani utilizzavano molto la pietra levigata per gli attrezzi agricoli e per gran parte de loro utensili. Di particolare pregio era considerata la pietra verde che si estraeva alle sorgenti del Bormida e a Spigno. Questo materiale era molto richiesto e in tutto il Piemonte e nel territorio albese sono stati trovati depositi di materia grezza, segno che questa zona era centro di commerci e scambi di particolare intensità.
Vedi anche su questo sito La barriera corallina fossile
APPROFONDIMENTO
Il Megalodonte, il mitologico squalo gigante

Aveva denti delle dimensioni di una mano umana e una lunghezza di quasi 24 metri, superando di gran lunga i suoi parenti attuali: stiamo parlando di Otodus megalodon, noto come megalodonte, lo squalo più imponente che abbia mai solcato i mari della terra e di cui sono stati trovati i denti presso il sito di Dego. Estinto circa 3 milioni di anni fa e inizialmente descritto nell’Ottocento, il dettaglio di come fosse esattamente il megalodonte è ancora avvolto nel mistero, dato che non si trovano fossili che forniscano informazioni sul suo corpo.
Secondo uno studio, poteva raggiungere i 24 metri di lunghezza e pesare oltre 80 tonnellate; nuotava a una velocità di 1,4 metri al secondo, consumando quasi 100.000 calorie al giorno, mentre lo stomaco aveva una capacità di 12.000 litri. Questi dati ci offrono preziose informazioni sulle abitudini alimentari dello squalo. Gli studiosi sostengono che il megalodonte fosse in grado di inghiottire intere prede lunghe fino a metà della sua lunghezza, ovvero 12 metri, equivalenti alla dimensione di una grande orca adulta, che attualmente non ha predatori significativi negli oceani.
Sembra che il megalodonte avesse il morso più potente di quello del T-rex e si cibasse di tutto ciò che incontrava, anche di altri predatori oceanici più piccoli, piazzandosi come il “predatore di predatori” al vertice della catena alimentare. Quando si nutriva abbondantemente, poteva passare fino a due mesi senza necessità di altro cibo. La sua estinzione, ha contribuito al successo dei grandi cetacei, liberati dalla pressione predatrice del cacciatore più formidabile nella storia degli oceani.
APPROFONDIMENTO
I nostri antenati
Circa 40.000 anni fa gli esseri umani primitivi avevano già un aspetto abbastanza simile al nostro e si dedicavano costantemente al lavoro. Si nutrivano principalmente con i prodotti della caccia, della pesca e della raccolta di frutti selvatici. Per ripararsi dal freddo, utilizzavano pelli di animali e vivevano in grotte naturali, capanne di legno, rami e frasche, o tende fatte di pelli, ossa e zanne di grandi animali come i mammut, simili agli elefanti moderni.

I nostri antenati utilizzavano materiali come ossa, corna di animali, legno e soprattutto pietre per costruire semplici utensili come punteruoli, raschietti e grossi aghi per lavorare e cucire le pelli. Le pietre scheggiate e le punte venivano impiegate per la caccia, gli arpioni per la pesca. Venivano anche realizzati semplici ornamenti.
Le principali prede nelle battute di caccia erano bisonti e mammut. La vita era caratterizzata da uno sforzo incessante nella ricerca del cibo. Quando il cibo veniva trovato in abbondanza, doveva essere consumato abbondantemente, poiché non era facile trovarlo ogni giorno. Durante i tempi preistorici, quando il cibo in eccesso veniva accumulato, veniva conservato in un organo oggi chiamato appendicite, che serviva come riserva di sopravvivenza. Poi, con l’abbondanza di cibo oggi disponibile, l’appendicite è diventata obsoleta.
I nostri antenati preistorici vivevano in gruppo per cacciare, organizzare la vita quotidiana e affrontare insieme pericoli e difficoltà. All’interno del gruppo venivano suddivisi compiti come raccogliere frutti, pietre e legno, produrre oggetti, cacciare, preparare il cibo e lavorare le pelli. Alle donne spettava la cura dei bambini, poiché i piccoli dell’uomo impiegavano più tempo a crescere e diventare indipendenti rispetto agli altri animali. Pertanto le donne erano coinvolte per un periodo più lungo nell’allevamento dei bambini, dopo averli partoriti. Solitamente le donne si occupavano anche della raccolta dei frutti selvatici, mentre gli uomini erano impegnati nella caccia.