Età antica

Gli Statielli e in seguito i Romani, che portarono le loro leggi e usanze

Dal 3100 a.C. fino alla caduta dell’impero romano (476 d.C.)

 

Gli Statielli

Anche parlare di Dego prima della conquista romana non è facile, non solo per mancanza di informazioni, quanto per la complessità del quadro che mostra un territorio che nell’arco di 5000 anni circa è stato oggetto di numerose migrazioni di popolazioni provenienti sia dall’attuale Francia che dall’area del nord Europa e dei Balcani.

Attraverso i millenni, si è lentamente evoluto dalla preistoria alla storia e da comunità nomade e rudimentale, gli esseri umani primitivi diventarono un gruppo ben definito, con caratteristiche proprie, chiamati Liguri.

L’origine esatta dei Liguri è oggetto di dibattito tra gli storici e gli archeologi. Tuttavia molti studiosi suggeriscono che i Liguri fossero una popolazione autoctona, presente nella regione già prima delle migrazioni indoeuropee. È chiaro che l’attuale Liguria naturalmente non esisteva, sembra siano stati i Greci i primi a chiamarli “Liguri” (in greco Λίγυες, ovvero Ligues, e in latino Ligures), identificandoli come l’unica “Ethnos” che popolava l’Europa (uniche popolazioni native autoctone dell’Europa). Quindi tutte le popolazioni che abitavano l’Europa venivano identificate come Liguri.

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Una cartina che spiega in maniera dettagliata le zone occupate dagli Statielli

I Liguri sembrano essere stati presenti in Italia settentrionale fin dal Neolitico, ma la loro storia diventò più evidente nell’età del bronzo e successivamente nell’età del ferro. Non c’è un’unica migrazione o una data precisa associata alla loro presenza, poiché sembra che fossero stanziali nella regione da tempi molto antichi.

Con il passare del tempo il popolo ligure si espanse sino al Rodano ed in seguito si divise in tribù. L’organizzazione tribale tra i Liguri si sviluppò per rispondere alle esigenze sociali, territoriali e politiche. Questo processo potrebbe essere avvenuto nell’arco di diversi secoli, tra il I millennio a.C. e il periodo successivo.

I Liguri presenti nella nostra zona vennero identificati come Statielli. Il loro territorio andava dall’odierna provincia di Alessandria alle nostre valli del Bormida fino all’Orba e al Belbo.

Nel Savonese presero il nome di Sabazi, e nell’Albenganese di Ingauni.

Erano sparsi abbastanza uniformemente in queste zone ma nel VI-V secolo a.C, durante l’avanzare dei Celti nel nord Italia, i Liguri si arroccarono maggiormente nelle nostre zone montane e lungo le coste del Mar Ligure.

I loro centri principali erano Carystum, la cui localizzazione è incerta, Cavatium (l’odierna Gavi), ma soprattutto Acquis Statiellorum (o Aquae Statiellae), già nota allora per le acque termali, oggi Acqui Terme.

I villaggi degli Statielli erano composti da poche capanne sparse, posizionate strategicamente preferibilmente a mezza costa di pendii montagnosi o collinari. La scelta di una posizione elevata per le abitazioni svolgeva una duplice funzione: da un lato consentiva un migliore controllo del territorio, mentre dall’altro serviva a mantenere una distanza prudenziale dalle zone più pianeggianti e potenzialmente insalubri. Questa decisione era strettamente legata alle condizioni bio-climatiche della nostra aerea, caratterizzata da paludi e zone acquitrinose. Solo attraverso secoli di abbattimenti, bonifiche e interventi sul territorio, le vallate e le piccole pianure furono trasformate in ambienti abitabili come li conosciamo oggi.

Si trattava più di clan che di una popolazione unificata. Preferivano vivere ognuno per conto proprio, riunendosi solo in piccolissime comunità, principalmente familiari. La socialità allargata avveniva soprattutto quando c’era la necessità di difendere il territorio.

L’economia era basata sull’agricoltura primitiva, la pastorizia, la caccia e lo sfruttamento delle foreste. Anche se cominciarono tardi a lavorare il ferro (intorno al 600 a.C.), i Liguri erano maestri nella costruzione di armi e strumenti in pietra e osso.

In battaglia, i Liguri si dipingevano il corpo e acconciavano i lunghi capelli come una criniera di cavallo. Indossavano solo un paio di calzari di cuoio e un cinturone per fermare un mantello. Preferivano combattere a corpo a corpo con lance lunghe dette “bug” e, successivamente, con spade di qualità inferiore. Utilizzavano uno scudo bislungo per proteggersi. Per quanto riguarda l’alimentazione, facevano grande uso di carne di animali ed era diffuso l’utilizzo di orzo a chicco intero per la preparazione di minestre, mentre farro, avena e segale erano la base per le farine.

Dal punto di vista religioso erano molto legati alla natura. Non immaginavano gli dei antropomorfi come greci o romani, ma adoravano gli elementi naturali come aria, acqua, terra e fuoco, così come le vette delle montagne, gli alberi e le sorgenti. L’economia era basata su un’agricoltura primitiva, sulla pastorizia, sulla caccia e sullo sfruttamento delle foreste.

 

APPROFONDIMENTO:

Donne robuste come maschi e i maschi indomabili come belve

Dobbiamo tutte le informazioni su questi nostri antenati essenzialmente agli storici romani e greci, che li hanno incontrati, ma che spesso hanno fatto fatica a districarsi fra le differenti etnie. Ecco come li descriveva Diodoro Siculo  (Agyrium, 90 a.C.circa –27 a.C. circa) che è stato uno storico greco antico, autore dell “Bibliotheca historica”, una monumentale storia universale composta da 40 libri.

“[…]Questi abitano un paese aspro e del tutto sterile, nel quale conducono una vita dura e gravosa, tra fatiche e travagli continui. Infatti, dato che la regione è montuosa e coperta di boschi, alcuni di loro tagliano tutto il giorno enormi tronchi, armati di scuri pesanti ed atte a questo duro compito, mentre gli agricoltori hanno sempre da tagliare rocce, a causa della eccezionale asperità del suolo, in quanto non possono rivoltare una zolla, con i loro strumenti, senza trovare il sasso. Passano la notte in campagna, qualche volta in rozzi recinti o in capanne, più spesso sotto il caldo di una rupe e in caverne naturali, che possano offrire loro un riparo adatto. A questo modo fanno tutte le altre cose, conservando usi di vita rozzi e primitivi. Per dirla in breve, in questi paesi le donne hanno la robustezza dei maschi ed i maschi la robustezza e l’indomabilità delle belve.”

“[…] Si danno spesso alla cacciagione, e trovando quantità di selvaggiume, con esso si risarciscono della mancanza di biade; e quindi viene che scorrendo per le loro montagne coperte di neve ed assuefacendosi a praticare poi più difficili luoghi delle boscaglie, irrobustiscono i loro corpi, e ne fortificano mirabilmente i muscoli. Alcuni di loro per la carestia dei viveri bevono acqua e vivono di carni di animali domestici e selvatici.»

 

I Romani

Nell’anno 173 a.C. le nostre zone furono teatro delle guerre romano-liguri. In quel periodo, Roma era ancora una repubblica. Probabilmente a poca distanza dalla moderna Acqui Terme si ergeva il villaggio di Carystum, il principale insediamento dei Liguri Statielli (la localizzazione precisa della capitale degli Statielli è ancora un interrogativo aperto). Sin dal 238 a.C. Roma aveva affrontato più volte i Liguri in battaglia, soprattutto durante le guerre puniche, poiché molte di queste popolazioni erano alleate di Cartagine e quindi nemiche di Roma. Tuttavia fino al 173 a.C. non vi furono interventi diretti delle legioni romane nel territorio piemontese. L’episodio riportato da Tito Livio in quell’anno è stranamente bizzarro ma fornisce una prospettiva illuminante sui rapporti tra le popolazioni piemontesi preromane e la Repubblica romana.

Purtroppo Livio non fornisce dettagli sul motivo per cui le legioni del console Marco Popilio Lenate si trovarono di fronte a Carystum portando gli Statielli a scendere in battaglia. Si sa che lo scontro militare durò circa tre ore, un periodo estremamente lungo e devastante per una battaglia. Inizialmente in equilibrio, poi la cavalleria romana alla fine ebbe il sopravvento e gli Statielli persero 10.000 combattenti, mentre i Romani ne persero 3.000.

La battaglia fu quindi estremamente cruenta, con un gran numero di morti e feriti. Ciò che rimaneva dell’esercito ligure si ritirò nuovamente a Carystum dove, rendendosi conto di non avere speranze, si arrese senza ulteriori combattimenti. Il console romano fu spietato: confiscò armi e beni, fece prigionieri i rivoltosi e li vendette come schiavi, distruggendo completamente il centro di Carystum.

Storia via emilia 1200
Il percorso della Via Emilia

Quindi iniziò un processo di pacificazione con il resto degli abitanti iniziando anche, tra il 173 ed il 155 a.C., la progressiva e positiva sistemazione della nostra regione secondo i canoni della civiltà romana, più avanzata, garantendo ordine e disciplina, costruendo strade e villaggi fortificati ed insegnando come amministrare la giustizia e come stimolare lo sviluppo economico.

Anche per quanto riguarda il paesaggio e l’inquadramento del territorio i Romani introdussero criteri rigorosi ed uniformi. Nell’ordinamento romano tutta l’Italia era divisa in undici zone, dette “Regiones” e la nostra zona del Piemonte meridionale era compresa nella IX Regio Liguria, che comprendeva i territori dal mare Ligure alla riva destra del Po sotto l’autorità del municipio di Alba Pompeia, affiliato alla tribù Camilia.

Nei decenni seguenti i Romani iniziarono anche a sviluppare una fitta rete stradale con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti dell’esercito, mantenere l’ordine e promuovere gli scambi commerciali. Da noi nel 109 a.C., per ordine del censore Marco Emilio Scauro, fu costruita la via Aemilia Scauri. Secondo quanto riportato dal geografo Strabone la via, partendo da Vada Sabatia, risaliva la valle del Quazzola (Rian di Tecci), attraverso diversi ponti in muratura (tradizionalmente indicate in sette), di cui due sono ancora in uso: Volte e Ricchini. La strada proseguiva poi oltre lo spartiacque del colle di Cadibona. Da qui, seguiva il Bormida di Spigno, passando per l’attuale Cairo Montenotte, quindi Dego, Piana Crixia, fino ad Aquae Statiellae (Acqui Terme).

I Liguri Statielli, superata l’ostilità iniziale, si dissolse nella cittadinanza romana, con il progredire della romanizzazione nei territori conquistati.

Durante i secoli di governo romano, la qualità della vita degli abitanti crebbe progressivamente grazie agli scambi commerciali e sociali con la civiltà romana e con le popolazioni vicine. Il contatto con Roma generò notevoli spinte alla crescita civile e culturale, anche attraverso l’introduzione di leggi che garantivano ordine e disciplina sociale e favorivano lo scambio e la mescolanza etnica.

Il commercio prosperò sulle strade romane, portando vantaggi materiali e culturali. Anche la via Aemilia Scauri fu attrezzata con cambi di cavalli e punti di ristoro fissi, garantendo sicurezza e agevolando i commerci e i movimenti militari.

La religione cristiana fu dapprima perseguitata dall’Impero romano poiché rappresentava un contrasto con la religione pagana che costituiva le basi delle istituzioni romane. Tuttavia la sua diffusione sempre più ampia, soprattutto tra il popolo, portò l’Imperatore Costantino a riconoscere ufficialmente il Cristianesimo. Da quel momento prese il via la conversione di quasi tutti i popoli europei al Cristianesimo.

Lo sviluppo del Cristianesimo ebbe un ruolo cruciale nel preservare il grado di civiltà raggiunto dall’Impero romano in tutta l’Europa. La fede cristiana portò con sé valori di compassione, giustizia sociale e fratellanza che, sebbene non fossero sempre perfettamente attuati, contribuirono alla coesione sociale e alla stabilizzazione politica nelle comunità europee. Inoltre l’influenza del Cristianesimo ha avuto un impatto significativo sulla cultura, sull’arte e sulle istituzioni dell’Europa medievale e non solo.

Tuttavia con l’inizio delle invasioni barbariche nel IV secolo d.C. iniziò la crisi dell’Impero romano di Occidente. Le difficoltà nell’amministrare l’immensa estensione dell’Impero portarono alla diminuzione dell’ordine e dello sviluppo civile ed economico creato e garantito dai Romani. La vastità dell’Impero d’Occidente rendeva difficile la gestione delle risorse e la difesa di tutto il territorio, segnando il declino dell’Impero.