Il racconto del furto della mandria di buoi a Dego
Marcelin Marbot
Altillac, 18 agosto 1782 – Parigi, 16 novembre 1854

Jean-Baptiste Antoine Marcelin Marbot è nato in una famiglia di nobiltà militare nell’antica provincia di Quercy. Era il figlio del generale Jean-Antoine Marbot, ex aiutante di campo del tenente generale de Schomberg, ispettore generale di cavalleria. Dopo aver studiato al collegio militare di Sorèze, entrò nell’esercito come volontario.
l Barone Marcellin Marbot, nato il, fu un celebre militare francese che si distinse durante le guerre napoleoniche. La sua autobiografia, “Memorie del Barone di Marbot”, è una delle testimonianze più dettagliate e vivide di quel periodo storico.
Marbot iniziò la sua carriera militare nel 1799, unendosi all’esercito rivoluzionario francese all’età di soli 17 anni. Servì con grande distinzione e mostrò un coraggio eccezionale in numerose battaglie, come ad Austerlitz nel 1805 e a Eylau nel 1807, ottenendo diverse promozioni per il suo valore sul campo.
Le sue memorie sono rinomate per la loro franchezza e la vivida descrizione delle campagne napoleoniche. Marbot svela dettagliati resoconti di varie battaglie, dando un’idea profonda e realistica della vita militare durante quel periodo. Dopo la caduta di Napoleone, si ritirò dall’esercito e trascorse il resto della sua vita dedicandosi alla scrittura delle sue memorie e ad altre opere letterarie.
Le sue memorie offrono uno sguardo unico sulle guerre napoleoniche, fornendo una prospettiva dettagliata di un periodo cruciale della storia europea, vissuto da uno dei suoi protagonisti.
Una storia tratta dai suoi “Mémoires du Général Baron de Marbot” narra dei suoi primi giorni come giovane di 17 anni, alle prime esperienze tra gli ussari (gli Ussari erano un truppa d’elite ma dal comportamento un po’ “guasconesco”). Lontano dalla vita civile, Marbot si trovò in un ambiente rude, tra soldati piuttosto sgangherati, alcuni dei quali lo schernivano perché non beveva come loro.
Marbot diventò importante per Dego perché nei suoi libri raccontò il “prelevamento” di una mandria di buoi a Dego, un’impresa in cui partecipò come giovane ussaro quando era di stanza a Savona. Questo fatto dimostra le precarie condizioni in cui si trovava l’armata francese, costretta a provvedere a se stessa durante la campagna napoleonica in Italia, dove il motto era “la guerra deve nutrire la guerra”.
Ecco un tratto dal suo libro:
“La nostra clique (banda) si preparava a fare una spedizione per andare fino alle porte di Dego per prelevare un troupeau (mandria) di buoi appartenenti all’armata austriaca. I generali francesi erano obbligati di far finta di ignorare le corse che i soldati facevano al di là degli avamposti per procurarsi i viveri che non potevano procurarsi regolarmente. In ogni reggimento i soldati più intraprendenti e coraggiosi avevano quindi formato delle bande di maraudeurs che sapevano intuire, con un talento meraviglioso, i luoghi dove si preparavano i viveri per il nemico e sapevano usare l’inganno e l’ audacia per impadronirsene. Era successo che “Un fripon de maquignon (commerciante di bestiame briccone) era venuto ad avvertire la clique del 1° housards che una mandria di buoi che lui aveva venduto agli austriaci pascolava in un prato a un quarto di lega da Dego” (circa 1 km.). Allora sessanta ussari, armati solo dei loro mousquetons partirono per prelevarli. Io andai con loro e per evitare la grande strada percorremmo diverse leghe (una lega circa 4 km) fra le montagne su cammini contorti e spaventosi (affreux). Qui sorprendemmo cinque croati, cui era affidata la guardia della mandria, addormentati sotto un capannone. Per evitare che andassero a dare l’allarme alla guarnigione di Dego, noi li attaccammo e, lasciatili là, prelevammo la mandria senza colpo ferire. Rientrammo al bivacco stanchi ma entusiasti per aver fatto una buona niche ai nemici e per esserci procurati dei viveri”.
“Ho citato questo fatto per far conoscere lo stato di miseria nel quale si trovava l’Armata d’Italia e per mostrare a che punto di disorganizzazione un tale abbandono può gettare le truppe, di cui i capi sono obbligati non solo a tollerare siffatte spedizioni ma di profittare dei viveri che esse procurano senza aver l’aria di sapere da dove provengono”.
Questo interessante storia sul furto di Dego rivela i complessi legami che potevano esistere tra i mercanti locali, definiti come intraprendenti o addirittura trafficoni, e l’Armata francese durante quel periodo. Il mercante, inizialmente, vendette i buoi agli austriaci, che pagarono in denaro contante, e successivamente avvertì i francesi consentendo loro di “recuperare” gratuitamente gli animali. È probabile che gli ussari, durante questa operazione, siano stati accompagnati da una sorta di guida locale, dato che evitarono la strada principale e attraversarono i boschi, arrivando con successo al pascolo dei buoi.