L’eredità indelebile
Giovanni Damiani
Mioglia, 2 aprile 1741 – Dego, 7 aprile 1816
Il Parroco Damiani, Arciprete e Vicario Poraneo, guidò la comunità dal 4 maggio 1777 fino al momento della sua morte, attraversando l’epoca tumultuosa della Rivoluzione Francese e l’era napoleonica.
Uomo dotato di notevoli capacità e intelletto, oltre al suo ruolo spirituale, fu attento osservatore degli eventi, cercando di alleviare le immense sofferenze che affliggevano i suoi parrocchiani.
Damiani furbescamente (quasi certamente ispirato dal suo predecessore Don Scasso), scrisse le sue memorie giornaliere utilizzando il libro degli Atti di battesimo, registrando gli eventi in modo equanime ed in modo che restassero per sempre negli annali. È grazie a lui se oggi sappiamo di più su quel che successe in quel periodo a Dego. Nelle sue annotazioni, si evidenzia la sua prudenza e il suo ruolo di buon pastore. Quando parla delle uccisioni perpetrate dai francesi contro gli abitanti, lo fa con una certa compassione. Damiani racconta di aver consigliato agli abitanti di non intraprendere tali azioni, suggerendo di mandare lui stesso a Spigno per negoziare con i francesi e placarli. Tuttavia, gli abitanti, secondo le sue parole, respinsero il suo consiglio e decisero di prendere le armi, subendo poi le conseguenze.
Damiani sottolinea la disparità di forza tra i contadini locali e i francesi, riconoscendo il coraggio e l’abilità militare dei francesi rispetto alla mancanza di disciplina e alla paura dei contadini. Nelle sue annotazioni, cerca di dissuadere futuri atti di ribellione, sottolineando che la guerra dovrebbe essere condotta dai soldati anziché dai contadini, che rischierebbero gravi conseguenze.
La memoria di Damiani si conclude con una nota sulla distruzione degli alberi della libertà, sottolineando che alcuni ribelli usarono la religione come pretesto, nonostante le assicurazioni del vescovo e dei buoni parroci che la religione non sarebbe stata intaccata. Damiani deplora la reazione dei francesi e sottolinea che molte sofferenze e perdite di proprietà potevano essere evitate se gli insorgenti avessero ascoltato la sua voce, che li aveva scongiurati di deporre le armi e obbedire alle autorità costituite.
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