Francesco Diverio

Combattente per la sua terra

 

Francesco Diverio

Dego, data sconosciuta – Dego, 24-10-1800

Francesco Diverio è stato una figura significativa durante il periodo delle rivolte antifrancesi della nostra zona alla fine del XVIII secolo e all’inizio del XIX secolo. Era un leader locale che si oppose al dominio francese nella regione e fu attivo soprattutto durante gli anni in cui la Francia cercava di estendere il proprio controllo attraverso le campagne militari di Napoleone Bonaparte.

Nel gennaio del 1800, i Francesi, segnando la loro vittoria e l’avvento di tempi rivoluzionari, piantarono un albero della libertà tricolore a Castello. Pochi giorni dopo, un altro albero fu eretto nella contrada della Bormida, entrambi festeggiati con gioia e solennità dai Francesi. Tuttavia, Francesco Diverio, percependo la loro presenza come una minaccia alla relativa tranquillità della sua terra natale e associandola ai saccheggi della guerra, guidò rivoluzionari locali nella decisione di bruciare entrambi gli alberi, scatenando il caos a Dego.

Successivamente, fu imprigionato e condannato a morte, senza neanche avere la possibilità di vedere nascere il figlio concepito con Domenica, una giovane di Rocchetta di cairo sposata nel mese di marzo del 1800.

Dopo la sua esecuzione, Domenica, la moglie di Francesco Diverio, dovette affrontare la difficile situazione di essere vedova e madre di un bambino che sarebbe cresciuto con il peso dell’eredità del padre come simbolo rivoluzionario.

 

Il manifesto con la sentenza di morte di F. Diverio

(Millesimo ,  Arch. Com.)

Questo di, due brumale, anno nono della Repubblica Francese (23-10-1800) una ed indivisibile, a 9 ore  della mattina, la Commission Militare straordinaria sedente in Torino,creata per i Decreti del Generale in capo dell’Armata d’ltalia in data degli 8 termifero, e del 14 frut. anno 8, composta dei Cittadini Molard, Capo di Brigata, Presidente; Portis, Capo di Battaglione; Laveran, Capitano; Faroppa, Capitano; Chaix, Tenente; Monaco, Sottotenente; Jammes, Sergente; tutti nominati dal Luogotenente Generale Soult, Comandante il Piemonte, assistiti dal Cancelliere Cittad. Peruzzi, si è riunita, in seguito di un ordine del detto Generale, nel Vescovato, luogo ordinario di sue sedute, ad oggetto di decidere della sorte di sua competenza dei quali il primo chiamato (omissis). Il secondo nominato Francesco Diverio, del fu Gioanni di Dego, luogo di sua nascita e domicilio, di anni 27, lavorator di terra, accusato di tutti i delitti perché tutti a lui famigliari, ma  specialmente di essere stato e prima e dopo l’entrata dè Francesi in Piemonte, il Capo e il Bonaparte dè briganti che han pregiudicato tanto la Comune di Dego e i di lei contorni.

Presa perfetta conoscenza dei fatti e processi a carico degli accusati fattile comparir dinanzi liberi e senza ferri, e uditili nelle lor difese non men che nelle risposte, che eglino hanno date alle interrogazioni fatte loro mediatamente per il Presidente, dessa è passata al solito scrutinio segreto, terminato il quale, ed eseguito a norma delle leggi veglianti: (omissis) Considerando che il cosìdetto Bonaparte Francesco Diverio convinto  dimostrato colpevole) d’esser stato veramente il Comandante in capo di quell’aggruppamento armato, che svelse il giorno dieci ventoso anno 7 (28/2/1799) gli Alberi di Libertà in Dego e suoi contorni; che il 14 dello stesso mese ha fatto ogni sforzo per uccidere alcuni repubblicani: che impadronitosi nell’istesso mese dè fondi esistenti nella pubblica cassa di Dego, saccheggiò poi in pratile dell’anno 8 nè giorni 4 e 15 (23 maggio e 3  giugno 1800) le case Largheri, Molinari e Giacomardi; che infine infestando fino al momento dell’arresto del Diverio le vie pubbliche del Piemonte, ha intertenuti e derubati i viandanti: Ella lo ha condannato, e condanna a morte: prescrivendo così la Legge dei 29 nevoso anno sesto (omissis).

La Commissione ordina che la presente Sentenza minutata per il Cancelliere e segnata per i Membri che la compongono, non escluso lui, venga subito letta ai condannati e comunicata in seguito  al Generale che comanda il Piemonte, perché eseguita dentro le 24 ore, sia poi stampata nelle due lingue e affissa in tutto il  Piemonte. Fatta, ultimata e pronunciata in seduta permanente il giorno, mese ed anno suddivisati.

Sottoscritti Jammes, sergente; Monaco, sottototenente; Chaix, tenente; Faroppa, capitano; Laveran, capitano; Portis, capo di battaglione; Molard, capo di Brigata Presidente.