Emilio Botta

Il partigiano laureato

 

Emilio Botta

Buenos Aires, 17 aprile 1907 – Dego, 19 settembre 1957

Personaggi Botta 1200
1946. Da sinistra: Il prefetto della liberazione, il sindaco Stiaccini, l’avvocato Emilio Botta, il comandante partigiano “Tom” (Giuseppe Milano), due comandanti del comitato di liberazione.

I suoi genitori, originari di Dego, emigrarono alla fine del XIX secolo in Argentina, dove nacque Emilio Botta. Dopo pochi anni, fecero ritorno a Dego in condizioni economiche favorevoli, permettendo ad Emilio e ai fratelli Andrea e Leandro di intraprendere gli studi universitari.

Emilio ottenne la laurea in legge e esercitò come avvocato a Savona, dove si trasferì nel 1934. Non tollerando il regime fascista, entrò in contatto con un gruppo intellettuale e politico elitario a Savona, legato al movimento “Giustizia e Libertà”.

La prontezza e la determinazione di Emilio nell’intuire il corso fatale della storia si dimostrarono quando, già il 9 settembre 1943 organizzò uno dei primi gruppi partigiani, diventando così il nucleo iniziale della futura brigata Val Bormida. Con il nome di battaglia “Bormida”, mantenne il comando all’interno del movimento Giustizia e Libertà. Il contributo di questa brigata alla resistenza, grazie all’apporto di tutti i suoi membri in vari ruoli operativi, è ora parte della storia.

È opportuno sottolineare che la maturità di Botta, il suo acuto senso tattico e strategico, basato sulla conoscenza approfondita dell’area in cui operava, insieme a una profonda umanità, gli permisero sempre di considerare i suoi partigiani come figli e gli abitanti di Dego e delle località in cui operava come persone della sua terra.

Dopo aver contribuito alla fine della guerra e all’opera di ricostruzione, Botta si trovò ad affrontare numerose delusioni, tra cui la scomparsa del Partito d’Azione, che aveva alimentato molte speranze sia in lui che in molti italiani. Nel 1954 si ritirò a Dego, dove tre anni dopo si concluse la sua breve ma intensa vita.