Un vero gioiello nascosto, per gli amanti della natura e per coloro che cercano rifugio nella bellezza e nella serenità dei boschi
La Collina del Dego è un’area posizionata sulle alture di Dego ed riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario (SIC) secondo la Direttiva Comunitaria “Habitat”, è un’oasi di biodiversità, un santuario protetto che custodisce habitat e specie animali e vegetali di valore.

L’area protetta, interamente di proprietà pubblica (demanio comunale di Dego), è completamente coperta da una foresta densa costituita, nelle fasce medio basse, prevalentemente da boschi misti di latifoglie, mentre nella fascia più alta, dove le quote superano i 750 metri s.l.m., prevale il faggio. Questa fascia di faggeta è a tratti superba e suggestiva per la bellezza degli alberi, con esemplari di colossali dimensioni tra i più grandi della Liguria, con tronchi di oltre un metro di diametro e chiome ampissime. Oltre a queste specie, l’Ontano nero cresce lungo il corso dei ruscelli, mentre il Frassino, il Sorbo degli uccellatori, il Ciavardello e il Carpino bianco si trovano nelle zone più umide. La Rovere, il Cerro, l’Agrifoglio, l’Orniello, il Ginepro e il Pino silvestre sono presenti nei luoghi più caldi.
La flora dell’area, tipicamente appenninica, comprende numerose specie legate al clima fresco e umido. Tra le rarità botaniche meritano segnalazione il Giglio martagone e il Giglio di San Giovanni. Gli ambienti umidi dei corsi d’acqua e delle sorgenti ospitano Tritoni, Salamandre giallo-nere e Gamberi di fiume. Questi boschi ospitano una ricca fauna vertebrata, in particolare una popolazione abbondante di caprioli. Sono inoltre presenti il cinghiale, il tasso, la volpe, lo scoiattolo, la faina, il lupo e la puzzola. Tra gli uccelli nidificanti si trovano il Picchio nero, la Cincia dal ciuffo e il il Merlo acquaiolo.
Fino ai primi anni del XIX secolo, il carbone derivato dal legname della zona veniva impiegato nelle fornaci e nei martinetti del comprensorio.
I sentieri che si espandono in tutta la zona sono segnalati con cura da cartelli ufficiali del CAI e invitano a esplorare questa terra, offrendo un’esperienza di trekking accessibile e allo stesso tempo avvincente. E per coloro che cercano una connessione più profonda con la natura, la Collina del Dego offre un santuario ideale per il forest bathing, una pratica che celebra il contatto con gli alberi e la foresta.

Come raggiungere la “Collina del Dego”
1° accesso: Muovendosi dal centro di Dego in direzione Cairo, passato il distributore occorre prendere la prima strada che si trova sulla sinistra e proseguire sempre dritti per circa 1 km. Dopo aver passato il gruppo di case della Frassoneta (si passa anche sotto ad un arco) si arriverà al martinetto, un area con una fontanella dove troverete le indicazioni per la Collina. Da questo punto per raggiungere il cuore dell’area della Collina del Dego occorre seguire il sentiero B4 per circa 5 km.
2° accesso: Da Dego, si procede in direzione di Giusvalla per 3,5 km. fino alla frazione di Girini.
Qui si gira a destra per Porri (km. 5), ristorante, continuando fino al parcheggio in località Pian dei Siri (un ampio spiazzo dopo 9,8 km che troverete sulla destra), punto di accesso all’area escursionistica lungo il sentiero contrassegnato “B1”. Dal parcheggio è collocata una bacheca con la segnalazione dello sviluppo degli itinerari e la collocazione delle aree di sosta attrezzate.
3° accesso: Dal secondo accesso, proseguendo lungo la strada asfaltata, si arriva in località Fontanini (km. 11,2) area picnic dotata di parcheggio, acqua e barbecue, punto di accesso all’area escursionistica lungo il tracciato “B3”, il “sentiero delle carbonaie”. Appena 200 metri oltre si trova l’azienda agrituristica “Le Sorgenti”, quindi la strada continua fino alla frazione Ferriera di Montenotte (km. 16), andando ad incrociare la provinciale Altare – Pontinvrea.
Vedi anche:
Itinerari della Collina del Dego
A contatto con la natura alla Collina del Dego – Per svagarsi e rinforzare il sistema immunitario

È un dato di fatto confermato dalla stessa scienza che la natura è un vero toccasana per il nostro benessere psichico e mentale. Ora però recenti studi hanno mostrato come le faggete sono le tipologie di foreste più indicate in quanto le masse fogliari di questi alberi in estate emettono grandi quantità di monoterpeni, sostanze aromatiche volatili che, insieme ai fitoncidi oli essenziali presenti nel legno, hanno un effetto terapeutico sul nostro organismo, come il rinforzo del sistema immunitario e la riduzione della pressione arteriosa nei soggetti ipertesi, abbassamento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, diminuzione della frequenza cardiaca e dei livelli di zuccheri nel sangue.
E alla Collina del Dego, faggeta per eccellenza della zona, sempre più persone si ritrovano per organizzare giri in bici, passeggiate o picnic all’area attrezzata presenti nel parco (Partigiano Sorgenti, Sorgente del Baggio, Fontanini) dove sono presenti moltissimi tavoli.
E sta prendendo sempre più piede anche il forest-bathing una pratica importata dal Giappone, ma riconosciuta anche dalla medicina europea, che aiuta a combattere lo stress e a rafforzare l’organismo grazie proprio agli olii essenziali rilasciati dalle foglie dei faggi e al contatto con la natura.
Per poter trarre i massimi benefici dalla pratica del Forest Bathing (letteralmente bagno di foresta) viene consigliato di restare nell’ambiente boschivo per almeno tre ore, dedicandosi a una camminata di circa cinque chilometri.
Per migliorare ancor di più l’esperienza occorre:
- Alternare il cammino a momenti di rilassamento e di polisensorialità;
- Respirare profondamente utilizzando il diaframma, così da assorbire tutte le fragranze del bosco;
- Contemplare le sfumature del verde e l’intera natura circostante;
- Abbandonarsi all’ascolto dei suoni del bosco;
- Sfiorare la corteccia degli alberi o meglio ancora abbracciarli, come si fa con la Silvoterapia, un’antica arte che aiuta a ritrovare l’equilibrio sfruttando l’energia positiva delle piante.
E il Forest Bathing viene anche considerato dalla medicina Italiana come testimonia il libro “Terapia Forestale” un volume tutto italiano dedicato a questa medicina complementare, che analizza la relazione terapeutica tra uomo e ambiente forestale e i suoi effetti benefici.
«I risultati della ricerca scientifica mostrano chiaramente i benefici offerti dalla frequentazione dei boschi grazie alla mediazione di tutti i nostri sensi. Si tratta di benefici significativi, ad ampio spettro e spesso duraturi, per esempio rispetto alla salute mentale e alle difese immunitarie».
«è stata appurata la concentrazione nell’atmosfera forestale dei preziosi composti organici volatili emessi dalle piante, in funzione delle specie presenti, della stagione e dell’ora del giorno».
«I grandi boschi sono centri di aromaterapia naturale che offrono benefici consolidati sulla salute fisica e mentale, come abbiamo ampiamente documentato nel volume»
Il libro è pubblicato da Cnr Edizioni e potete scaricarlo e leggerlo gratuitamente sul sito Terapia forestale nella pagina “Pubblicazioni”
Nella vasta area della Collina del Dego ci sono vari sentieri per effettuare il forest bathing, percorribili liberamente tutto l’anno (anche se per il forest bathing l’ideale è l’estate e l’autunno, periodo di massima foliazione dei faggi), con tanto di segnaletica CAI per non perdersi.
La leggenda della masca Serafina
C’era una volta, nel paese di Dego, una masca di nome Serafina. Viveva in una casetta solitaria ai margini dell’abitato, tra il bosco e le case, dove la nebbia del mattino sembrava non voler mai svanire. Tutti nel paese la temevano. Aveva lunghi capelli neri come l’inchiostro, che le cadevano sciolti sulle spalle, e occhi scuri e profondi. Il suo volto era sottile, segnato dal tempo e dalla solitudine. Non aveva marito né figli, e questo, in paese, bastava già a renderla diversa.
Si diceva che fosse capace di fermare il vento con uno sguardo, di far fiorire i rovi in pieno inverno e persino di leggere i pensieri dei passanti. E quando gli animali del paese si ammalavano o le galline smettevano di fare le uova, la colpa era sempre la sua. Perfino i cani, passando davanti alla sua porta, abbaiavano in modo strano, come se avvertissero una presenza invisibile.
Ogni giorno, la si vedeva seduta davanti alla sua casetta, sulla sedia di legno che aveva sempre collocato “al contrario”: il petto rivolto contro lo schienale, i piedi puntati verso l’esterno. Nessuno sapeva davvero perché lo facesse, ma nel paese si mormorava che fosse così che lei riuscisse a far andare le cose “al rovescio”, proprio come amava fare.
Ogni volta che osservava la natura, i prati che ondeggiavano nel vento, il torrente che mormorava tra i sassi, gli uccelli che danzavano nel cielo Serafina sentiva nascere dentro di sé un’invidia profonda.
Tutto era in armonia, tutto si muoveva nel ritmo perfetto della vita. Lei invece si sentiva fuori da quell’ordine, sola. Ogni mattina si svegliava con il cuore agitato, come se dentro di lei vivesse una tempesta che non voleva calmarsi. Nel suo animo ribollivano l’invidia per l’armonia del mondo e la rabbia per la propria solitudine sentimenti che, col tempo, divennero la sua unica compagnia.
E fu allora che un pensiero cominciò a farsi strada nella sua mente: forse, se fosse riuscita a invertire il completo ordine delle cose, avrebbe trovato il suo equilibrio. Se il cielo e la terra si fossero scambiati di posto, tutto sarebbe andato al contrario, e anche il dolore che portava dentro si sarebbe finalmente fermato. Così prese forma nella sua mente un piano audace e folle: prima avrebbe staccato il cielo dalla terra, e poi li avrebbe invertiti, perché il mondo potesse veramente essere capovolto, e conoscere il disordine che lei sentiva nel cuore. Convinta che solo così avrebbe trovato pace, Serafina decise di tentare la magia più grande e pericolosa che una masca avesse mai sognato di compiere.
Così, una sera d’estate, alla luce tremolante di una candela, Serafina studiò il suo piano. Salirò al punto più alto del paese, mormorò, lancerò un incantesimo che spezzerà il legame tra cielo e terra. Così nulla sarà più in armonia, come io non lo sono mai stata.
Ma la terra la udì, e quelle parole arrivarono velocemente alla Collina. La terra, preoccupata, chiamò subito il cielo per spiegargli quel che stava succedendo. Gli alberi della Collina, ascoltando il loro dialogo, decisero di mobilitarsi. “Se Serafina tenterà davvero,” dissero, “troveremo una soluzione.”
E così arrivò il giorno fatidico. Serafina salì lentamente verso il Pilone della Collina, portando con sè la sua sedia. Una volta in cima, la posò, si sedette al contrario e cominciò a recitare antiche parole che nessuno aveva mai sentito. Il cielo cominciò a tremare, le nuvole si strapparono come veli, e la terra iniziò a sussultare. Ma proprio in quel momento, i faggi della Collina alzarono le loro fronde possenti, che si allungarono come lunghe braccia. Le loro radici si allargarono sempre più per fare maggiore presa, e le loro foglie si intrecciarono con le stelle. In un abbraccio e con uno sforzo immenso, riuscirono a tenere uniti il cielo e la terra.
Serafina gridò, la sua magia svanì in una scintilla, e lei cadde dalla sedia esausta.
Fu allora che capì la vera magia che si era appena verificata: la natura era stata più forte di tutto. Era lei la vera forza, era da lei che doveva imparare. Da quel giorno, decise di ritirarsi nell’unica piccola vecchia casa nella Collina, la casa del Nizurè. Ogni giorno usciva dalla sua porta e iniziava a percorrere lentamente i sentieri tra i faggi, non più per fare magie, ma per imparare dalla natura stessa. Cominciò ad alternare il cammino a momenti di quiete, fermandosi ad ascoltare il respiro del bosco e il canto lontano degli uccelli. Imparò a respirare profondamente, lasciando che ogni fragranza di muschio, di legno umido e di foglie le riempisse il cuore. Scoprì la bellezza di contemplare le mille sfumature di colori, le trame delle foglie, il gioco di luce tra i rami, fino a sentirsi parte di quel tutto che un tempo aveva voluto dividere. A volte si sedeva su un masso e si abbandonava all’ascolto: il fruscio del vento, il gorgoglio dell’acqua, il richiamo dei caprioli. Altre volte sfiorava la corteccia degli alberi, ascoltandone la ruvidità e la storia nascosta tra le venature, finché col tempo imparò a percepire la loro energia e a lasciarsi confortare dalla loro presenza. Così Serafina, col tempo cambiò totalmente, ritrovò equilibrio e pace proprio attraverso l’energia della natura che l’aveva sconfitta.
Anche la gente di Dego cominciò a capire e a guardarla con occhi diversi, non più come una masca pericolosa, ma come una donna che aveva imparato la lezione. E ogni tanto, qualcuno saliva da lei; una donna con un bambino malato, un uomo con la febbre, o con una vacca che non dava più latte. Serafina li accoglieva in silenzio, preparava un decotto d’erbe raccolte nei boschi, recitava sottovoce qualche parola antica, e chissà come tutto tornava a posto.
Ancora oggi, si dice che alla Collina la terra parla col cielo; chi sale alla Collina osservando le radici, i grandi tronchi e rami dice di sentire un soffio gentile che mormora: Respira, osserva, ascolta… la vera magia è essere parte del tutto.